mercoledì 15 settembre 2010

La Cantina...Popolare




E finalmente si ricomincia!

La cantina del rock torna in onda con nuove puntate.
A partire da ottobre, ogni sabato saremo in diretta dagli studi di Radio Popolare Roma con un’ora di musica nera, vera e cruda. 
Ululati, interviste, notizie su concerti e naturalmente tantissima musica.
Ogni settimana scenderemo nelle cantine a pescare ottime bottiglie, magari blues di Chicago ’50, garage texano ’60, o piuttosto qualche ottima annata tipo 1977 o cabernet di sound australiano.
Contemporaneamente saremo in strada su qualche scalcagnato furgone a scorrazzare per le autostrade della musica underground, tra band autoprodotte a colpi di viscerale do-it-yourself.
La cantina del rock, come tutta l’ottima programmazione della radio, si potrà ascoltare sui 103.3 mhz per Roma oppure in streaming sulla pagina web dell’emittente
Come sempre le puntate saranno poi scaricabili in podcast, assieme a tutto il materiale trasmesso fino a oggi, sul nostro sito web.
Contattateci per segnalazioni di gruppi, concerti, iniziative e per inviare materiale in vinile, cd o cassetta.
Per ora non resta che salutarvi ringraziando la redazione di Radio Popolare Roma che ci offre questa splendida possibilità. 
Rock'n'roll!
Bob & Lev

La Cantina del Rock

venerdì 28 maggio 2010

Eighties Colours: il rock italiano degli anni '80



Esisteva un mondo tanti anni fa. Così comincia una vecchia canzone tratta dal primo album degli Avvoltoi, datata 1988. Di anni ne sono passati tanti e finalmente arriva un libro a fare un po' di luce su quello che fu l'underground italiano degli anni '80. Non è il primo e speriamo non sia l'ultimo, ma "Eighties Colours. Garage, beat e psichedelia nell'Italia degli anni Ottanta" (Coniglio Editore) si colloca già come un capitolo irrinunciabile per chi c'era e per chi invece non ha vissuto in prima persona quegli anni. L'autore è Roberto Calabrò, giornalista per "Repubblica", "L'Espresso", il "Venerdì", ma soprattutto grande esperto di musica e dei suoni del periodo in questione. Un periodo molto più sfaccettato rispetto a quanto si vuol fare credere. Dal punto di vista musicale ci fu chi, e non furono pochi, si rituffò nella musica degli anni '60, ricercandone lo spirito, la freschezza e l'ingenuità. Ma non solo. Ne recuperò suoni e strumenti - all'epoca il vintage non esisteva e una chitarra Fender di vent'anni prima aveva ancora un prezzo più che accessibile - e cominciò a suonare. Non c'era internet né i viaggi low cost, ma quei ragazzi – Not Moving, Sick Rose, Birdmen of Alkatraz, Pikes in Panic, No Strange per citarne alcuni - riuscirono a formare bands, ad andare a Londra in treno, tornando con pile di vinili o strumenti, a registrare dischi e organizzare concerti, a mettere in piedi una fanzine e a far circolare informazioni. La chiamarono neopsichedelia. Fu sicuramente una ventata di aria fresca, qualcosa di nuovo per uscire dall'asfittico grigiore del decennio. Ma fu soprattutto una fucina di grandi gruppi e di dischi imprescindibili. Proprio a loro è dedicato "Eighties Colours": un prezioso volume corredato di un sontuoso apparato fotografico, di interviste ai protagonisti, della discografia completa del periodo 1985 - 1990, frutto di un accurato lavoro di ricerca durato due anni 

L'autore è in impegnato al momento impegnato nel tour di presentazione del libro.
Qui sotto le date romane, maggiori informazioni: www.robertocalbro.blogspot.com

Martedì 1 giugno: Spazio daSud, via Gentile da Mogliano 170, al Pigneto. ore 20 
Venerdì 11 giugno: Hellnation Record Shop, in via Nomentana 113. ore 18

giovedì 13 maggio 2010

MARK LANEGAN: UNA VOCE DA BRIVIDI




Torna in Italia Mark Lanegan con la sua personalità carismatica e una carriera costellata di dischi, cadute e rinascite. Da Seattle protagonista di un percorso che lo ha portato dal grunge alle folk songs, passando per i Queens of the Stone Age. In concerto venerdì 14 al Circolo degli Artisti (da Post.it - Giugno 2010)

Un personaggio carismatico. Una voce profonda ed evocativa. Un animo travagliato intriso di blues e oscurità. Tutte affermazioni che riconducono a Mark Lanegan, forse uno degli ultimi folk singer rimasto a cantare il mondo senza dividere l'arte dalla vita. Ma che non bastano a descrivere la personalità sfuggente di un artista che in venticinque anni si è espresso attraverso un caleidoscopio di sonorità e stili. Unico parametro di riferimento: quella voce così bassa da scavarti dentro, quel mood lancinante di demoni e bassifondi, quella grana magnetica che dispensa brividi ad ogni ascolto.
Piace pensare a Lanegan come a uno di quei narratori di cui potresti non ricordare perfettamente i lineamenti del volto, ma di cui riconosci la voce appena comincia a raccontare.
E per quanto lo si possa ritrovare nelle più disparate collaborazioni, il cantante di Ellensburg non sopporta le luci della ribalta, preferendo rimanere nell'ombra.
La sua carriera comincia a metà degli anni '80 da frontman degli Screaming Trees, in una Seattle in cui sembra che qualcosa stia per esplodere. La band, inserita nel calderone grunge, non avrà la stessa fortuna di altre blasonate formazioni del periodo rimanendo un gruppo di culto.
Nel frattempo, siamo nel 1990, lavora al suo primo disco solista. Si tratta di "The Winding Sheet" (Sub Pop Records), con la collaborazione tra gli altri di Kurt Cobain e Chris Novoselic. L'album mostra una strada più intimista, intrisa di un folk blues oscuro e personale.
Sarà questa la cifra stilistica dominante di una produzione discografica rarefatta nel tempo, costellata di problemi di tossicodipendenza, lotta contro i propri fantasmi, perdita di amici, cadute e rinascite.
Come nel 1994 con "Whiskey for the Holy Ghost", una perla in una esistenza devastata, o qualche anno dopo con "Scraps at Midnight", registrato al Rancho de La Luna, nel deserto della California, dopo un periodo di disintossicazione. O subito dopo con l'album "I'll take care of you", tributo alle sue origini musicali e agli artisti che lo hanno ispirato, tra cui l'amico Jeffrey Lee Peirce (Gun Club) con una versione di Carry Home per chitarra, voce e brividi.
Gli anni Duemila vedono Lanegan impegnato su più fronti: su disco e in tour con i Queens of the Stone Age, con l'amico fraterno Greg Dulli con il progetto Gutter Twins e poi con l'ex  Belle & Sebastian Isobel Campbell e addirittura con il duo trip-hop Soulsavers.
C'è il tempo per alcuni capolavori: Field Songs (2001), album della maturità tra chiaroscuri folk e ruvidi episodi blues; "Bubblegum" tre anni dopo, con la produzione dell'amico Josh Homme e illustri collaborazioni, tra cui spicca il nome di Pj Harvey.
Domani Mark Lanegan sarà in concerto al Circolo degli Artisti con la sua voce e la sua straordinaria personalità, in tour per cantare storie torbide, murder ballads, canzoni in acustico e anticipazioni di quello che potrà essere il prossimo album solista di un artista così misterioso e influente.

giovedì 8 aprile 2010

Thee Verduns: l'ultima diretta de La Cantina da Radio Facoltà di Frequenza





Siena. Un pomeriggio di metà febbraio del 2009. Sono le 17:30 e dagli studi di Radio Facoltà di Frequenza sui 99.4 mhz in FM va in onda "La cantina del rock", episodio numero 103. 
Rispetto alla sostanziale solitudine che, assieme alle luci spente e a una birra, contraddistingue i miei pomeriggi in diretta, quel giorno c'è un bel po' di movimento.
Sono appena arrivati i Thee Verduns, duo di Metz che suona "love punk songs", e, dopo dolci di carnevale e un bicchiere di vino, siamo in diretta. 
La regia è un elemento cruciale della puntata perché il gruppo suonerà in diretta: un mixer aggiuntivo, un microfono a condensatore e soprattutto a dirigere le operazioni Jim Coxhill, che sarà determinante nel catturare i suoni di quell'ora scarsa alternata tra concerto e un'intervista in un inglese che risente dei paesi di provenienza degli interlocutori.
Nicholas e Ann-Cecile quella sera suoneranno in una stalla nella campagna senese, e non ci sarebbe potuto essere posto più' appropriato. Un freddo martedì sera d'inverno con un centinaio di persone venute ad ascoltare quelle canzoni ora sussurrate ora più incalzanti. 
Una serata inaspettata e di grande intensità.
Nei mesi successivi sarebbero stati molti i concerti organizzati, vissuti, partecipati, sudati. 
Ma non in radio. 
Col banale pretesto di un trasloco della redazione, la radio avrebbe chiuso i battenti, lasciando la sostanziale amarezza di sentirla ancora trasmettere al giorno d'oggi. Sono le playlist che risalgono a un anno e mezzo fa, un patrimonio bruciato dalla inadeguatezza dei piani alti dell'università.

Stay tuned! 

domenica 4 aprile 2010

La Cantina del Rock: marzo rock'n'roll


Un po' a rilento, ma le cose che contano hanno tempi sempre un po' più lunghi. In questo caso c'ho messo un mese per rimettere mani sul blog. Evito di parlare di tutto quello che è successo durante. Se ne sono viste delle belle, ma rinvio a prossimi e meno urgenti momenti il racconto.
Ora voglio parlare dei tre dischi che, sempre in pillole, ho recensito per Post.it per il numero di marzo. Spiccano i Capputtini i'Lignu, che hanno fatto veramente un grande disco., uscito per Jeet Kune Records etichetta bella nuova come quest'aria di primavera.
Mi riprometto di essere un po' più costante nell'aggiornamento.


Capputtini i'Lignu 
Capputtini'i Lignu
2010

Due chitarre, una cassa, un cembalino e poco altro. Quanto basta ai Capputtini i'Lignu per combinare una miscela punk blues che farebbe saltare in aria una banca.
Il disco è un viaggio su una vecchia caffettiera a vapore. Si procede a scossoni, su scomode  panche di legno e in carrozze dal puzzo di sigaretta stantia. Ideale colonna sonora di un (rail)road movie in bianco e nero tra campi di cotone sconfinati e spazi metropolitani iperaffollati.  
La strumentale intro lascia presagire ciò che sarà: una chitarrina lontana e un rapido regolamento di conti che subito deflagra nell'acida "3x3". I deragliamenti sono continui, e i ritmi si fanno incalzanti (She's a crime), incandescenti (Bite in the neck blues e American Dream) e serrati (The robbery). 
Ci sono canzoncine sbronze da aperta campagna (Fire Flies, U'r like an ocean to me), strane invocazioni  notturne (Mr Death), ballate stralunate dal retrogusto malinconico "A betty full of rocks". Tornano vecchi fantasmi con "Wang Dang Doodle" scritta da Willie Dixon e suonata da mezzo mondo. 
Con la faccia ormai sporca di catrame, "Lord's fists" è l'ultimo episodio del viaggio. Pronti a girare il disco e ricominciare da capo.



Jacuzzi Boys 
No Seasons 

Gli Jacuzzi Boys, da Miami, ragazzini che hanno dato alle stampe ben cinque 7 pollici prima di arrivare al debutto sulla lunga distanza. Uscito negli ultimi mesi del 2009 per la Floridas Dying, "No seasons" è un disco che si beve tutto d'un fiato.
Basso, chitarra e batteria che trovano un interessante equilibrio tra i suoni di un passato ancestrale fatto di blues, giungla e psichedelia acida e allargata. Pura energia che non riesce a stare tra i solchi del disco. Una strada personale a ciò che oggi è rock'n'roll.


 The Doggs 
Sex, the doggs & r'n'r 
www.myspace.com/thedoggs69 
autoproduzione 
2009

I Doggs sono di Milano e vengono fuori negli ultimi mesi con questo EP autoprodotto, in pura etica D.I.Y.
Detroit Sound a vagonate, atmosfere stoogesiane e street rock'n'roll, con un orecchio ben puntato sul deragliamento cupo e metropolitano da macchina lanciata a tutto gas di notte sui vialoni della Motor City.
Il dischetto scivola via velocemente: lancinanti le trame di farfisa e sax, azzeccato ma che non guasterebbe sentire un po' più sporco. Possono fare buone cose dal vivo.

lunedì 8 febbraio 2010

Tre dischi per Post.it: febbraio 2010


Tre dischi per il numero di febbraio di Post.it. L'ultimo di Jay Reatard, qualche mese prima della prematura scomparsa. Poi l'ultimo degli Strange Boys, prima della recente uscita per la Riugh Trade. Quindi Ty Segall, che speriamo arrivi in Europa e in Italia molto presto.
Presto numerose sorprese, rimanete in contatto con La Cantina del Rock anche su myspace e facebook, oltre che sul sito archivio con tutte le puntate aggiornate periodicamente.



Jay Reatard
Watch Me Fall
www.myspace.com/jayreatard 
Matador
2009

La notte tra il 12 e il 13 di gennaio si è portata via Jay Reatard, trent'anni da compiere e una militanza musicale che andava avanti da quindici. Da quando, alla metà degli anni '90, impazziva per gli Oblivians nella nativa Memphis.
Molti e notevoli i gruppi, dai Reatards ai Lost Sound, passando per altre band, altri dischi, altre formazioni estemporanee, alcuni piccoli capolavori.
Nel 2009 è uscito “Watch me Fall” per la Matador. Un disco dai suoni morbidi, aperto a un pubblico più vasto, quasi ignorato dai fan storici. Ma dal vivo Jay non lesinava randellate ed esplosiva miscela punk. Mancherà davvero tanto.



Strange Boys
The Strange Boys and Girls Club
www.myspace.com/thestrangeboys 
In the Red
2009

Da Austin, Texas, con un gran bel disco e un sound da viaggio mentale. Non hanno neanche vent'anni gli Strange Boys, ma gli States li hanno percorsi in lungo e in largo già molte volte.
Dopo singoli ed Ep, arriva il debutto sulla lunga distanza: sedici canzoni che una volta entrate in testa non ne vogliono sapere di uscire.
Tutto quello che viene chiamato sommariamente rock'n'roll in tutte le sue sfaccettature, ma in realtà molto di più di una definizione. Prossimo disco in uscita per Rough Trade.


 Ty Segall
Lemons
www.myspace.com/tysegall
Goner records
2009

Negli ultimi anni l'ex ragazzino Ty ha sconquassato la Bay Area con i Traditional Fools.
Nel frattempo suonava da solo, registrando “Horn the Unicorn” in cassetta per Wizard Mountain e poi un album omonimo nel 2008 per Castle Face. Ora è la volta di Lemons: Ty, che si fa accompagnare da amici  in concerto, concepisce i pezzi da one man band, dimostrando fervida creatività nella scrittura e nella registrazione.

mercoledì 3 febbraio 2010

La cantina del rock 111: una serata dai Barbieri








I Barbieri sono una realtà di lungo corso del beat italiano. Nati nel 1987 su idea di Michele Landi, che all'epoca suonava la batteria nei Pikes in Panic e che, venendo da una famiglia di barbieri, voleva essere barbiere anche lui.
Assieme ad alcuni amici, tra cui Sandro Neri ("Il Fiera") e Paolo Ceccarelli danno vita a un complesso beat scanzonato e divertente.
I Barbieri, insomma, il cui inno non può che essere l'esaltazione del dì di festa per antonomasia del barbiere: "W il lunedì" esce nel 1988 e il gruppo comincia a inanellare concerti in giro per l'Italia.
Nel 1990 è la volta di "Se vuoi me", un Mini Lp prodotto dalla Toast Records su vinile trasparente, dove, oltra alla titletrack, spiccano "Un tipo per te" dei Ragazzi dai Capelli Verdi, "L'ora della verità" dei Delfini di Siena e l'autobiografica "Sono nato nella pietra".
Con diversi cambi di formazione, i Barbieri continueranno a suonare e daranno alle stampe un altro Mini Lp per la Toast Records "Mondi Diversi", nel 1994.
Più volte riunitisi negli anni, da un paio d'anni sono ritornati. La formazione di oggi vede Michele Landi alla voce, Sandro Neri alla chitarra solista, Paolo Ceccarelli ai tamburi, Fabrizio Cecchi al basso e Cristiano Amato alla chitarra ritmica. Ovvero i Barbieri Altero, Fiera, Lino, Emore e Morgaro.
Con la cantina del rock ci siamo già occupati dei Barbieri qualche anno fa, in una puntata con intervista incrociata a Moreno degli Avvoltoi e ai Barbieri.
Il 30 gennaio i Barbieri hanno suonato al Mads a Roma nella serata organizzata dal Twiggy Party e con un aggeggio infernale abbiamo catturato il concerto. Un live divertente, con bei suoni e grande partecipazione del pubblico, che trasmettiamo quasi integralmente.
Tra un pezzo e un altro anche alcuni passaggi dell'intervista che facemmo insieme quasi tre anni fa, nella puntata numero 20 della Cantina.


buon ascolto

venerdì 22 gennaio 2010

La cantina del rock 110: Heavy Trash a Roma






Qui sotto invece un articolo a proposito del concerto, scritto per il numero di gennaio di Post.it.
Buon ascolto e buona lettura 


Jon Spencer non è certo quel tipo di individuo che ha bisogno di presentazioni. Si è bevuto in più sorsate una spregiudicata, appassionata, contraddittoria militanza nel rock'n'roll a base di litrate di concerti e di nessun compromesso.
Dagli immensi Pussy Galore alla premiata Blues Exposion, passando per innumerevoli altri capitoli, ha distrutto e ridisegnato, portato un'idea nuova di ciò che poteva essere la musica di fine millennio e oltre.
Ma non è tipo da guardarsi indietro
Nel 2005 incontra il vecchio amico Matt Verta-Ray, un altro che non la manda a dire (Madder Rose, Speedball Baby), con cui condivide l'amore per rockabilly, blues, country e murder ballads.
Dopo un tour con le rispettive bands in cui i due si divertono a jammare nei backstage, parte l'idea di un duo con la voglia di divertirsi a spasso per le sterminate terre di confine del suono americano.
Nello studio casalingo di Matt cominciano a scrivere musica insieme e a registrarla. Di lì a poco nascono gli Heavy Trash e viene pubblicato il primo disco, intitolato semplicemente con il nome del duo. Data l'ottima risposta del pubblico, seguirà due anni più tardi l'album "Going Way Out with the Heavy Trash" e il tour mondiale con i The Sadies come backing band.
Nel 2009 la Fat Possum pubblica "Midnight Soul Serenade", una dozzina scarsa di nuove canzoni per quello che è il terzo album in studio degli Heavy Trash.
Il disco dimostra una sempre maggior intesa tra i due: possiede episodi distinti, ma che, muovendosi nel vasto calderone del roots rock'n'roll, riescono a integrarsi bene e a dare una  ottima impressione di organicità. 
Si parte e si arriva con i fifties più spensierati e sincopati con "Gee, I really love you" e "In my heart", passando per il rithm'n'blues drogato di "Come on" e l'incedere surf di "Pimento". La cover di "Bumble Bee" (LaVern Baker, 1960) diviene una cavalcata polverosa sotto il sole di mezzogiorno, mentre "(Sometimes you got to be) gentle" e  "Bedevilment" transitano dai Sessanta direttamente al giorno d'oggi.
Ci sono ballad inquietanti: "Sweet Little bird", l'oscura "Isolation" con i suoi ammiccamenti d'organo sullo sfondo, ma soprattutto la metanfetaminica strada di fantasmi "The Pill", forse il momento migliore del disco.
Gli Heavy Trash ripartono nuovamente in tour e  giovedì 21 gennaio sono di scena all'Init Club di Via della Stazione Tuscolana. Una data da segnare con la penna rossa per un concerto assolutamente da non perdere.




sabato 16 gennaio 2010

La cantina del rock 109: Avant! Records






La Avant! Records è una etichetta discografica di Bologna, attiva da un paio d'anni sul versante del post-punk, con ammiccamenti al punk lo-fi e talvolta sversamenti nell'elettronica da synth.
Sei le uscite fino ad oggi, con una settima in cantiere e poi tante altre novità che verranno e che vengono fuori durante la puntata.
Un'altra interessante realtà fatta di dischi in vinile, tanti sforzi e sbattimento, tanta voglia di distribuire e di far circolare musica di chiaro stampo D.I.Y. 
Questo il catalogo Avant! fino ad oggi:


AV!006
THE FEELING OF LOVE
Waiting For The Cheerleaders To Get Drunk 7'' 





AV!005
KRYSMOPOMPAS
Gesa 7'' 






AV!004
MOVIE STAR JUNKIES
Junkyears 12'' mini-LP 





AV!003 LOS LLAMARADA Against The Day 7''
AV!002 THE BLACK BUG I Don't Like You 7''
AV!001 HIS ELECTRO BLUE VOICE / NUIT NOIRE split 7''




mercoledì 13 gennaio 2010

Lisboa





Ho scritto questo articolo per una neonata rubrica di viaggi per Post.it. Si trattava di raccontare una città e indicare i modi più economici di andarci, le cose da vedere e le possibilità di passarsela bene. Con Lisboa ho un rapporto particolare: ho vissuto un anno intenso, bello e difficile, in Erasmus tra il 2003 e il 2004. Mi è rimasta nel cuore. Ci sono tornato 5 anni dopo, insieme alla mia Nico, ritrovando un posto in cui è meraviglioso passeggiare, bersi una birra, godersi un tramonto e molte altre cose. Insomma tutto ciò che possiamo definire in due parole Boa Vida.


Esiste una città capace di regalare poesia ad ogni angolo, bambini che inseguono un pallone per strada, allegra confusione nelle piazze, giochi di luce al tramonto tra cielo, fiume e palazzi? E ancora nottate di musica e birra a fiumi, di cibo capoverdiano, mentre l'aria dell'Atlantico la sospende a mezz'aria, come le nubi che arrivano e vanno via a velocità impressionante?
Ci si può sentire a casa tra i vicoli del Bairro Alto o in un bar di Santos, pur non conoscendo il portoghese, ma avendo l'impressione di riuscire a comunicare con gente che giureresti non sia mai uscita dal quartiere?
Lisbona, o meglio Lisboa come va letta e pronunciata, è “una nostalgia addormentata” come scrive Dos Passos, è una città-donna sinuosa e adagiata sulle sue sette colline.
Cantata da poeti, scrittori, musicisti, viaggiatori, è resa unica dalla propria storia: fiorente sotto gli arabi, roccaforte cristiana, centro delle scoperte geografiche, poi decadente capitale di un impero che non c'era più, sublimato in quel termine intraducibile che è saudade e negli struggenti versi del fado.
Di quel passato conserva e allo stesso tempo centrifuga tutte le esperienze in un caotico coacervo architettonico e urbanistico, ben visibile dai numerosi panorami (miradouros) presenti sulle colline su cui si estende.
Questi si presentano quasi sempre con una piazzetta, una chiesa, tavolini di un bar da dove, bevendo birra ghiacciata, godere di viste sempre inedite.
Ci sono diverse città, spesso dai confini incerti corrispondenti ai quartieri, che comunemente chiamiamo Lisbona. A ridosso del Castello di Sao Jeorge, si snodano l'Alfama e la Mouraria, con le tortuose viuzze arabe, le case bianche spesso decorate dagli azulejos, festoni di panni alle finestre, vecchi e bambini per strada, odori di pesce fritto nei patios.




Basta fare poche centinaia di metri, magari a bordo del celebre tram elettrico 28, per essere catapultati nell'800 francese: strade ampie e ordinate, le principali piazze, palazzi maestosi, lunghi boulevards: è la Baixa che, con il quartiere attiguo del Chiado, venne completamente distrutto da un terremoto a metà del 1700 e ricostruito con i criteri architettonici del tempo.
C'è poi una Lisbona portuale a ridosso del fiume, con navi ancorate, infrastrutture e file interminabili di magazzini (docas), ce ne è una moderna fatta di palazzoni e traffico, una manuelina con la torre simbolo della città (Belem) da cui partivano le navi per il nuovo mondo. Ce ne sono molte altre ancora, popolari e ricche, distribuite a macchia di leopardo nel tessuto urbanistico.
C'è soprattutto una città multietnica sospesa tra un'Europa a cui si sente sempre più di appartenere, e una forte presenza tra Brasile ed ex colonie d'Africa: Capo Verde, Angola, Mozambico, Guinea Bissau.
Piena di luci, colori, persone durante il giorno, la notte Lisbona gronda di eventi culturali a cui si aggiungono centinaia di bar e locali di ogni tipologia e dai prezzi molto abbordabili.
Con una sola consapevolezza: a Lisbona la vita è per strada.





COME ARRIVARE
In aereo, con voli diretti da Roma e Milano con Easyjet o con Tap, la compagnia di bandiera portoghese. Con sufficiente anticipo, è possibile prenotare voli molto economici.


DOVE DORMIRE
Ci sono innumerevoli posti dove dormire e per tutte le fasce di prezzo e comfort. Consigliate le pensioncine a conduzione familiare, su cui si può ulteriormente trattare sul prezzo. Una su tutte: “Pensao das Varandas”, Rua dos Bacalhoeiros 8. 20 euro a notte per una stanza matrimoniale.


MANGIARE
Qui c'è l'imbarazzo della scelta. Meglio puntare sulle “tascas”, ristorantini tipici molto economici, arredati in modo improbabile e popolati da personaggi di tutti i tipi. Ce ne sono centinaia nel solo centro della città, dove affidarsi al “Prato di dia”, il menu del giorno con carne o pesce freschi con contorni inclusi nel piatto. Da non perdere il baccalà (bacalhau) fatto nei modi più disparati. Da bere: Porto, Ginginha, vini rossi. Per il resto consigliati i dolci e tutta la pasticceria salata.
Posto consigliato: “Restaurante Palmeira”, Rua do Crucifixo 69, a due passi dalla fermata metro Baixa. 
 



DA VEDERE
Tutta la parte centrale della città è percorribile con i tram o anche a piedi. Partendo da Praça do Comercio, situata nella Baixa a ridosso del fiume, si passeggia fino a Praça do Rossio. Dalla vicina Praça da Figueira, attraverso il dedalo di viuzze della Mouraria, si sale verso il Castello, da cui si domina la città.
Dalla Cattedrale (Sè) si scende in Alfama, il vecchio quartiere arabo, in cui la sera è possibile assistere a concerti di fado. Il martedì e il sabato davanti alla chiesa di Sao Vicente de Fora, tra Alfama e Graça, si tiene la Feira da Ladra, un grande mercato dell'usato.
Un altro percorso interessante è dalla Baixa al Bairro Alto, passando per l'abbazia do Carmo a cui si arriva con l'ascensore ottocentesco di Santa Justa. Da là si scende nell'elegante quartiere del Chiado e attraverso Praça do Camoes, fino al Bairro Alto, chiuso dal bellissimo giardino do Principe Real.
Da non perdere la zona di Belem, con il Monastero dos Jeronimos e la Torre di Belem, alla foce del Tejo.


I DINTORNI
Parlare di dintorni significa parlare dell'Oceano, di spiagge sterminate, di vento e onde. Posti facilmente raggiungibili: Costa da Caparica, Cascais con la vicina Praia do Guincho, paradiso del surf, e il Cabo da Roca, il punto più occidentale dell'Europa continentale.
Da visitare Sintra, a pochi chilometri da Lisbona, e immersa nel verde e nella nebbia, con il Castello dos Mouros e soprattutto il bizzarro Palacio Da Pena. Escursioni da considerare anche a Coimbra, centro universitario, ed Evora, capoluogo dell'Alentejo.


CHE FARE LA SERA
La maggior parte degli eventi culturali in città si trova sull'Agenda Cultural, consultabile anche in rete all'indirizzo www.agendalx.pt.
Per gli amanti del cinema è obbligatoria una visita alla Cinemateca Portuguesa, dove, a prezzi stracciati, è possibile assistere alle proiezioni in sala.
Il più antico locale di musica jazz è l'Hot Club de Portugal. Inaugurato nel 1948, ha visto tutti i grandi del genere .


QUANDO ANDARCI
Il clima è favorevole per tutte le stagioni: a causa della vicinanza dell'Atlantico, le estati non sono mai torride e gli inverni non rigidi. Una occasione può essere il mese di giugno per la festa di Sant'Antonio, dove i quartieri storici della città sono in festa.