Visualizzazione post con etichetta punk. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta punk. Mostra tutti i post

venerdì 8 ottobre 2010

Metto la prima!













Domani pomeriggio alle 18.30 sarò in diretta dagli studi di Radio Popolare Roma con nuove puntate de "La cantina del rock".
Sono passati quattro anni dalla prima volta, era fine ottobre 2006, e tantissima è stata la musica mandata in onda e decine le persone scese a fare due chiacchiere giù da noi.
Ora torniamo in onda. 
Cambierà un po' il format e la struttura delle puntate, ma rimarrà lo spirito di fondo della radiofanzine, che vuole dare spazio al rock'n'roll nelle sue forme più attuali e sincere. 
Vi faremo compagnia fino alla prossima estate ogni sabato dai microfoni di Radio Popolare Roma.
Per gruppi, etichette, fanzine e quant'altro, scriveteci per inviarci materiale. Accettiamo vinili, cd, cassette, mp3, minidisc e nastri da 1/4 di pollice!
Queste le coordinate per ascoltarci:
a Roma in FM: Radio Popolare Roma FM 103.3 mhz
dovunque in streaming: www.radiopopolareroma.it

mercoledì 15 settembre 2010

La Cantina...Popolare




E finalmente si ricomincia!

La cantina del rock torna in onda con nuove puntate.
A partire da ottobre, ogni sabato saremo in diretta dagli studi di Radio Popolare Roma con un’ora di musica nera, vera e cruda. 
Ululati, interviste, notizie su concerti e naturalmente tantissima musica.
Ogni settimana scenderemo nelle cantine a pescare ottime bottiglie, magari blues di Chicago ’50, garage texano ’60, o piuttosto qualche ottima annata tipo 1977 o cabernet di sound australiano.
Contemporaneamente saremo in strada su qualche scalcagnato furgone a scorrazzare per le autostrade della musica underground, tra band autoprodotte a colpi di viscerale do-it-yourself.
La cantina del rock, come tutta l’ottima programmazione della radio, si potrà ascoltare sui 103.3 mhz per Roma oppure in streaming sulla pagina web dell’emittente
Come sempre le puntate saranno poi scaricabili in podcast, assieme a tutto il materiale trasmesso fino a oggi, sul nostro sito web.
Contattateci per segnalazioni di gruppi, concerti, iniziative e per inviare materiale in vinile, cd o cassetta.
Per ora non resta che salutarvi ringraziando la redazione di Radio Popolare Roma che ci offre questa splendida possibilità. 
Rock'n'roll!
Bob & Lev

La Cantina del Rock

giovedì 8 aprile 2010

Thee Verduns: l'ultima diretta de La Cantina da Radio Facoltà di Frequenza





Siena. Un pomeriggio di metà febbraio del 2009. Sono le 17:30 e dagli studi di Radio Facoltà di Frequenza sui 99.4 mhz in FM va in onda "La cantina del rock", episodio numero 103. 
Rispetto alla sostanziale solitudine che, assieme alle luci spente e a una birra, contraddistingue i miei pomeriggi in diretta, quel giorno c'è un bel po' di movimento.
Sono appena arrivati i Thee Verduns, duo di Metz che suona "love punk songs", e, dopo dolci di carnevale e un bicchiere di vino, siamo in diretta. 
La regia è un elemento cruciale della puntata perché il gruppo suonerà in diretta: un mixer aggiuntivo, un microfono a condensatore e soprattutto a dirigere le operazioni Jim Coxhill, che sarà determinante nel catturare i suoni di quell'ora scarsa alternata tra concerto e un'intervista in un inglese che risente dei paesi di provenienza degli interlocutori.
Nicholas e Ann-Cecile quella sera suoneranno in una stalla nella campagna senese, e non ci sarebbe potuto essere posto più' appropriato. Un freddo martedì sera d'inverno con un centinaio di persone venute ad ascoltare quelle canzoni ora sussurrate ora più incalzanti. 
Una serata inaspettata e di grande intensità.
Nei mesi successivi sarebbero stati molti i concerti organizzati, vissuti, partecipati, sudati. 
Ma non in radio. 
Col banale pretesto di un trasloco della redazione, la radio avrebbe chiuso i battenti, lasciando la sostanziale amarezza di sentirla ancora trasmettere al giorno d'oggi. Sono le playlist che risalgono a un anno e mezzo fa, un patrimonio bruciato dalla inadeguatezza dei piani alti dell'università.

Stay tuned! 

domenica 4 aprile 2010

La Cantina del Rock: marzo rock'n'roll


Un po' a rilento, ma le cose che contano hanno tempi sempre un po' più lunghi. In questo caso c'ho messo un mese per rimettere mani sul blog. Evito di parlare di tutto quello che è successo durante. Se ne sono viste delle belle, ma rinvio a prossimi e meno urgenti momenti il racconto.
Ora voglio parlare dei tre dischi che, sempre in pillole, ho recensito per Post.it per il numero di marzo. Spiccano i Capputtini i'Lignu, che hanno fatto veramente un grande disco., uscito per Jeet Kune Records etichetta bella nuova come quest'aria di primavera.
Mi riprometto di essere un po' più costante nell'aggiornamento.


Capputtini i'Lignu 
Capputtini'i Lignu
2010

Due chitarre, una cassa, un cembalino e poco altro. Quanto basta ai Capputtini i'Lignu per combinare una miscela punk blues che farebbe saltare in aria una banca.
Il disco è un viaggio su una vecchia caffettiera a vapore. Si procede a scossoni, su scomode  panche di legno e in carrozze dal puzzo di sigaretta stantia. Ideale colonna sonora di un (rail)road movie in bianco e nero tra campi di cotone sconfinati e spazi metropolitani iperaffollati.  
La strumentale intro lascia presagire ciò che sarà: una chitarrina lontana e un rapido regolamento di conti che subito deflagra nell'acida "3x3". I deragliamenti sono continui, e i ritmi si fanno incalzanti (She's a crime), incandescenti (Bite in the neck blues e American Dream) e serrati (The robbery). 
Ci sono canzoncine sbronze da aperta campagna (Fire Flies, U'r like an ocean to me), strane invocazioni  notturne (Mr Death), ballate stralunate dal retrogusto malinconico "A betty full of rocks". Tornano vecchi fantasmi con "Wang Dang Doodle" scritta da Willie Dixon e suonata da mezzo mondo. 
Con la faccia ormai sporca di catrame, "Lord's fists" è l'ultimo episodio del viaggio. Pronti a girare il disco e ricominciare da capo.



Jacuzzi Boys 
No Seasons 

Gli Jacuzzi Boys, da Miami, ragazzini che hanno dato alle stampe ben cinque 7 pollici prima di arrivare al debutto sulla lunga distanza. Uscito negli ultimi mesi del 2009 per la Floridas Dying, "No seasons" è un disco che si beve tutto d'un fiato.
Basso, chitarra e batteria che trovano un interessante equilibrio tra i suoni di un passato ancestrale fatto di blues, giungla e psichedelia acida e allargata. Pura energia che non riesce a stare tra i solchi del disco. Una strada personale a ciò che oggi è rock'n'roll.


 The Doggs 
Sex, the doggs & r'n'r 
www.myspace.com/thedoggs69 
autoproduzione 
2009

I Doggs sono di Milano e vengono fuori negli ultimi mesi con questo EP autoprodotto, in pura etica D.I.Y.
Detroit Sound a vagonate, atmosfere stoogesiane e street rock'n'roll, con un orecchio ben puntato sul deragliamento cupo e metropolitano da macchina lanciata a tutto gas di notte sui vialoni della Motor City.
Il dischetto scivola via velocemente: lancinanti le trame di farfisa e sax, azzeccato ma che non guasterebbe sentire un po' più sporco. Possono fare buone cose dal vivo.

lunedì 8 febbraio 2010

Tre dischi per Post.it: febbraio 2010


Tre dischi per il numero di febbraio di Post.it. L'ultimo di Jay Reatard, qualche mese prima della prematura scomparsa. Poi l'ultimo degli Strange Boys, prima della recente uscita per la Riugh Trade. Quindi Ty Segall, che speriamo arrivi in Europa e in Italia molto presto.
Presto numerose sorprese, rimanete in contatto con La Cantina del Rock anche su myspace e facebook, oltre che sul sito archivio con tutte le puntate aggiornate periodicamente.



Jay Reatard
Watch Me Fall
www.myspace.com/jayreatard 
Matador
2009

La notte tra il 12 e il 13 di gennaio si è portata via Jay Reatard, trent'anni da compiere e una militanza musicale che andava avanti da quindici. Da quando, alla metà degli anni '90, impazziva per gli Oblivians nella nativa Memphis.
Molti e notevoli i gruppi, dai Reatards ai Lost Sound, passando per altre band, altri dischi, altre formazioni estemporanee, alcuni piccoli capolavori.
Nel 2009 è uscito “Watch me Fall” per la Matador. Un disco dai suoni morbidi, aperto a un pubblico più vasto, quasi ignorato dai fan storici. Ma dal vivo Jay non lesinava randellate ed esplosiva miscela punk. Mancherà davvero tanto.



Strange Boys
The Strange Boys and Girls Club
www.myspace.com/thestrangeboys 
In the Red
2009

Da Austin, Texas, con un gran bel disco e un sound da viaggio mentale. Non hanno neanche vent'anni gli Strange Boys, ma gli States li hanno percorsi in lungo e in largo già molte volte.
Dopo singoli ed Ep, arriva il debutto sulla lunga distanza: sedici canzoni che una volta entrate in testa non ne vogliono sapere di uscire.
Tutto quello che viene chiamato sommariamente rock'n'roll in tutte le sue sfaccettature, ma in realtà molto di più di una definizione. Prossimo disco in uscita per Rough Trade.


 Ty Segall
Lemons
www.myspace.com/tysegall
Goner records
2009

Negli ultimi anni l'ex ragazzino Ty ha sconquassato la Bay Area con i Traditional Fools.
Nel frattempo suonava da solo, registrando “Horn the Unicorn” in cassetta per Wizard Mountain e poi un album omonimo nel 2008 per Castle Face. Ora è la volta di Lemons: Ty, che si fa accompagnare da amici  in concerto, concepisce i pezzi da one man band, dimostrando fervida creatività nella scrittura e nella registrazione.

domenica 10 gennaio 2010

Puntate recuperate, perdute, interviste impossibili




Nei primi tre anni di vita in Cantina, tra dirette impossibili, telefonate con la linea che cade, ospiti scomparsi e interviste perdute, se ne sono sentite delle belle.
Durante la trasmissione in diretta poteva succedere di tutto: il computer di punto in bianco ti abbandonava semplicemente spegnendosi in piena diretta o mandando un pezzo o una base senza chiedere il permesso; un cd saltava o non partiva. C'erano poi momenti in cui far parlare un ospite al telefono diventava impresa impossibile.

Già dall'inizio cominciarono i guai!
Della prima uscita radiofonica in diretta fu persa la registrazione.
Per fortuna per legge la programmazione di Radio Fdf veniva interamente registrata da Radio Siena e quindi, a qualità neanderthaliana, recuperammo la puntata, che tuttora si può ascoltare tentando di decifrare le parole.
Durante i concerti ci è capitato di fare chiacchierate belle lunghe con gruppi o personaggi e poi scoprire che era andato tutto perduto.
Che ne è stata dell'intervista ai Demon's Claws all'Ulisse Barnum di Firenze di una splendida serata di quasi tre anni fa? Perduta! Chissà se mi ero ricordato di spingere record sul registratore a cassetta...
Per non parlare di quella volta in cui Andy Babuik, il bassista dei Chestefield Kings, completamente di fuori continuava a blaterare frasi sconnesse tra cui spiccavano le parole pace e amore...
Leghton Koizumi, dopo un concerto dei riformati Morlocks, ci raccontò la storia della sua vita. Ma dell'intervista-fiume si sente solo un rumore di nastro rovinato...
Male andò anche con le Motorama e i Cactus. Stesso registratore, stesso problema

E poi ci sono le puntate perdute, grazie alla decomposizione dei computer in radio e a qualche disattenzione di troppo di chi sbobinava i minidisc della puntata, come la bella chiacchierata con Pibio degli ottimi Temponauts di Piacenza.

Ma per fortuna capita ogni tanto di recuperare una puntata che si credeva perduta.
Recentemente è venuta alla luce la puntata numero 84, dedicata al gruppo milanese di area mod dei Four By Art e datata 16 settembre 2008.
Area pirata, magnifica esperienza discografica toscana, aveva da poco stampato un gran bel cd antologico chiamato Four By Art – The early years 1982 – 1986.
Nuove puntate saranno recuperate e rese disponibili presto.



martedì 5 gennaio 2010

Tre dischi per Post.it






Da ottobre del 2009 vivo a Roma e da dicembre collaboro con Post.it un gran bel free press di notizie, cultura e spettacoli distribuito in diecimila copie.
Il giornale, utile guida su concerti e spettacoli, oltre che preziosa fonte di notizie, si trova in edizione cartacea praticamente dappertutto nella Capitale e si può leggere da qui.
Dal numero di gennaio curo una rubrica su tre dischi in uscita, chiamata "La cantina del rock" (un nome forse già sentito). Questi i primi tre dischi della neonata rubrica.






Dalle note di copertina: “Stolen blues” è una raccolta di dodici blues “rubati, storpiati e condivisi”. La musica sferraglia dal blues del Delta fino ai giorni nostri in un'esplosione di chitarre slide, urla selvagge e locomotive a carbone.
I R'n'R Terrorists recuperano la tradizione musicale campagnola, la vivono con spirito punk e riescono nell'impresa di far suonare originale un repertorio sedimentato di tre accordi canonici.
Il disco esce per l'ottima Bubca Records (www.myspace.com/bucarecords).







John Dwyer, già con bands come Pink and Brown e Coachwips, continua il capitolo Thee Oh Sees, nato come gruppo domestico una decina d'anni fa.
Da San Francisco, teatro ancora oggi di una scena underground esagerata, arriva Help: mezz'ora abbondante di gemme che guardano al sixties sound con la prospettiva di chi nel frattempo ha ascoltato e suonato di tutto. Chitarre riverberate e batteria ossessiva senza un solo momento di stanca.
Della In the Red obbligatorio a scatola chiusa l'intero catalogo.







Movie Star Junkies
“The Junk Years. Rarities and farm Recordings 2005 - 2007”
Avant! Records (AV!004)


Tra i gruppi di punta dell'underground italiano, sulla scena da quattro anni e con più di cento concerti in giro per l'Europa e gli Usa.
I MSJ hanno sviluppato nel tempo un loro sound personale in cui riecheggiano su tutti i Birthday Party, ma che non disdegna punte marcate di sperimentazione sonora.
L'album, uscito in vinile per la label bolognese Avant! Records, ripercorre i primi anni della band, con brani sparsi su 7 pollici, compilation e inediti. Ottimo disco.

venerdì 11 dicembre 2009

La cantina del rock 107: R'n'R Terrorists







Recuperare lo spirito del blues, andando a fondo della tradizione musicale. Appropriarsi di un repertorio collettivo, personalizzandolo e utilizzandolo di volta in volta come fonte di espressione che, partendo da quei tre accordi, riesce ad essere sempre nuova.
La musica dei R'n'R Terrorists non sente compromessi: parte dalle radici campagnole del suono, vissute con attitudine punk, e se ne va a spasso per la sua strada, prendendo di volta in volta ciò che le serve per continuare il viaggio. O, per meglio dire, rubando.
"Stolen blues" è una raccolta di dodici blues "rubati, storpiati e condivisi", come si legge sulle note di copertina. Niente di più vero. Nessuna pretesa di originalità, nessuna ricostruzione filologica.
Unicamente la voglia di suonare, esprimere in una esplosione di chitarre slide, voci, urla, armonica e percussioni un qualcosa di personale che appartiene un pò a tutti.
Tantevvero che il gruppo, per le canzoni del disco, cita esplicitamente le fonti di ispirazione da cui ha attinto di volta in volta. Ma non sognatevi neanche un secondo di ascoltare un pezzo che già conoscete, perché il tutto è sempre rimescolato e, proprio come i blues della tradizione, rivive in una propria luce e in un contesto del tutto personale.
Si parte con "Dose of Power", un blues da vecchia locomotiva di quelli che ti sporcano la faccia di carbone e di cui non si capisce bene chi possa essere l'autore. Meglio così. Le sensazioni sono subito buone. Il suono, grazie soprattutto a una registrazione fatta in casa come le cose migliori, è materia bollente e basterebbe da solo a farci arrivare alla fine del disco.
Se il viaggio è senza tempo, si può raccogliere un pò dappertutto. E infatti le fonti di ispirazione non sono ricollegabili a un periodo solo.
Si passa dalle parti del Delta, con una sferragliante "You Gotta Move" (Fred McDowell), un'eterna, quanto difficile da riconoscere, "Stack'o Lee" (Mississippi John Hurt), e il Robert Johnson di "Preaching blues".
Si salta fino quasi ai giorni nostri con "Devil in the flesh" e "Bottom of the sea" della coppia Billy Childish - Dan Melchior, "Hammer me down" (Soledad Brothers) e i DM Bob and The Deficits (Two headed woman), lasciandosi per strada anche blues senza un autore (What will I do) per arrivare senza problemi a una versione indemoniata di "Free Speech for the dumb" addirittura dei Discharge (!). E c'è anche il tempo per un caffè (Coffee), messo su dai R'n'R Terrorists in una pausa delle registrazioni.
Il disco esce per l'encomiabile "Bubca Records", in edizione limitata di 200 copie numerate."Stolen blues" si può richiedere direttamente all'indirizzo dell'etichetta. Se siete interessati a organizzare concerti scrivete direttamente al gruppo a questo indirizzo.


giovedì 3 dicembre 2009

La cantina del rock 106: Road to Ruins Festival





Torna l'appuntamento con il "Road to Ruins festival", punto di riferimento per gli amanti del punk e di tutta quella musica ispirata all'attitudine do-it-yourself.
Il festival giunge alla sua nona edizione e porta nella Capitale nomi importanti della scena internazionale e italiana. A fronte di problemi logistici che hanno funestato l'organizzazione, saranno tredici le bands a far impennare la fredda temperatura del dicembre capitolino, con cinque serate tra chitarre distorte, ritmi incalzanti e vibrante rock'n'roll.
Si comincia martedì 8 dicembre all'Init con il ritorno sulle scene dei Germs, band di culto formatasi a Los Angeles nel 1977 con Darby Crash (voce), Pat Smear (chitarra), Lorna Doom (basso), e Don Bolles (batteria).
Tre anni di attività, una manciata di singoli e un solo disco in studio, una pietra miliare chiamata "GI" (Slash Records), ma un impatto dirompente sulla musica a venire. La band ha infatti il merito di aver trapiantato e sviluppato in modo nuovo e seminale i "germi" del punk inglese nel variegato filone dell'hardcore californiano.
Sono passati quasi trent'anni, Shane West è alla voce al posto del compianto Crash, morto di overdose nel dicembre 1980, e i Germs tornano dal vivo con una serata che si preannuncia ad alto tasso adrenalinico.
Il concerto sarà preceduto dalla proiezione del film biografico sulla band "What we do is secret", del regista Rodger Grossmann, con lo stesso West nel ruolo di Darby Crash.
Giovedì 10 al Mads in scena il "Road to Ruins r'n'r party" con gli americani di Seattle The Cute Leepers in veste di headliners. Capitanati da Steve E. Nix, già con The Briefs, affondano il proprio sound nel power pop, nel mod revival di fine '70 e nel punk rock.
Accanto al classico organico chitarra-basso-batteria, la band sfodera coriste in formazione fissa e non disdegna di inserire fiati negli arrangiamenti. A completare il cartellone i punk rockers abruzzesi One Trax Minds e i veterani romani Kill Time per una serata tutta da ballare.
Il giorno successivo il festival si sposta alla Locanda Atlantide con gli inglesi The Caravans, trio rockabilly di vecchia data e con una solida base nel punk inglese, e gli italiani The Rockin Bandits. Serata poi tutta da ballare con dj set e spettacoli.
Sabato 12 serata conclusiva del festival al Jailbreak di via Tiburtina con una vera e propria maratona musicale. A causa dei sopravvenuti problemi logistici saranno infatti ben sette le bands a dividersi lo stage.
Il pezzo forte della serata saranno i Superyob, combo inglese proveniente dalla south east londinese. In attività da quindici anni, il quartetto - Frankie Flame voce e piano, Dave Haystacks alle chitarre, Chipshop John al basso, Ace alla batteria - si muove tra mod e punk, con l'aggiunta di influenze oi! e glam. Per questa unica data italiana i Superyob presentano l'ultimo lavoro in studio "Quality Street".
Sul palco in successione: gli svedesi Double Knock Out dediti al punk rock da strada, le skin bands Pinta Facile da Roma e Roll Call dalla Sardegna, L'hardcore al fulmicotone dei Grand Theft Age, la Oi! band Automatica Aggregazione e i giovanissimi Feccia Hardcore.


Non mancate!


raveup@tiscali.it


06/43580034 - 349/8342300

 





sabato 28 novembre 2009

La cantina del rock 105: Gun Club




Di molti dei gruppi che amo non vedrò mai un concerto, non avrò la percezione dei suoni che si scaricano sul mio corpo o di una scarica di chitarra elettrica che mi scoppia nel cervello, non sarò tra il pubblico travolto da una bolgia di emozioni...
Non ho vissuto musicalmente gli anni '80 e non ero neanche nato quando uscì Fire of Love, mentre Miami è stato registrato che avevo pochi mesi.
Eppure ascolto i Gun Club come se fossero un gruppo che registra e suona adesso, non 25 anni fa. Forse perché il loro sound mi suona recente, mi suona attuale.
Contemporaneo.
I Gun Club nascono a Los Angeles alla fine degli anni '70 da quella mente folle di Jeffrey Lee Pierce che, radunando periodicamente e non senza difficoltà compagni di viaggio che puntualmente lo avrebbero poi abbandonato o che lui avrebbe allontanato senza una ragione, intraprende una folle e deragliante corsa, fatta di concerti, sbandate, cadute, kilometri, contraddizioni insanabili e melodie lancinanti.
Jeffrey Lee era annientato dalla bellezza del blues, dal delta del Mississippi e da quella che viene chiamata in genere tradizione musicale americana. A chi lo accompagnò nel viaggio per le autostrade della musica, aggiunse lo spirito punk che andava chiarendosi da qualche anno come un'istanza necessaria per approdare a qualcosa di nuovo e nello stesso tempo quanto mai vivo.
Lo hanno chiamato spesso punk blues: forse sarebbe meglio parlare di suono americano. Avere un repertorio, una tradizione che si è tramandata prima oralmente e poi su disco e viverla quotidianamente filtrandola attraverso il proprio vissuto e la propria esperienza.
Il blues, il country, il rock'n'roll, la psichedelia e altre mille rivoli centrifugati nel punk e ritrasmessi nel presente, come se fosse la cosà più semplice e la strada maestra da seguire.
Si narra che Jeffrey Lee abbia ereditato il rapporto con il diavolo da ben noti bluesman prima di loro e che assieme a Kid Congo Powers (Cramps, Nick Cave and Bad Seeds tra gli altri), abbia scritto le più belle pagine di blues bianco, sta di fatto che il cantante dei Gun Club è stato per lungo periodo l'erede e il propiziatore di questo fiume in piena che è il suono americano. Non facendo niente per esserlo, anzi sbagliando sempre tutto ciò che poteva sbagliare, senza redenzione nè prospettiva, ma capace di rinascere e mettere in musica tutto il suo tormento.
La storia dei Gun Club viene qui ripercorsa attraverso la loro musica, ascoltabile e percorribile senza nessuna pretesa di esaustività attraverso canzoni che non ne vogliono sapere di invecchiare.
La cantina del rock, che per coinvolgimenti personali si è già occupata dei Gun Club, torna a farlo per una puntata tematica dedicata alla band californiana, come atto d'amore incondizionato verso Jeffrey Lee e soci.
Buon ascolto

Bob


 


giovedì 19 novembre 2009

La cantina del rock



La cantina del rock è un programma radio di musica rock'n'roll – garage, punk, surf e psichedelica – andato in onda per la prima volta il 26 ottobre del 2006 sui 99.4 mhz di Radio Facoltà di Frequenza a Siena.
Ogni settimana, inizialmente il giovedì e poi il martedì, eravamo in diretta con puntate di un'ora, sparando musica a tutto volume e chiacchierando al telefono con gruppi, etichette discografiche, organizzatori di concerti e festival, giornalisti o semplici appassionati.
Fu chiara dall'inizio la natura underground della cosa: dare spazio a realtà al di fuori del carrozzone chiamato musica indipendente, parlare di autoproduzione e di autodistribuzione, riscoprire gruppi underground del passato, chiacchierare con i protagonisti della musica, rifiutando il concetto di musicista/artista da palco e valorizzando le esperienze dal basso, poco considerate mediaticamente, ma di grande spessore musicale.
In una sola espressione, Do-it-Yourself.
Era ottobre del 2006 e stavo scrivendo la tesi di laurea, suonavo il basso negli Ultra Twist e bazzicavo la radio da qualche anno. A Siena come sempre arrivava l'inverno, come sempre c'era quella umidità che se ne va ad aprile, come sempre non c'era un cazzo da fare la sera.
Pensammo a un programma che sarebbe andato fino all'estate del 2007. Io andavo in onda e ululavo dai microfoni della radio, Lev faceva i manifesti delle puntate. Insieme prendevamo contatti, insieme, con un registratore a cassetta più morto che vivo, andavamo ai concerti a intervistare i gruppi che passavano per la Toscana.
Ogni puntata, veniva registrata, postata sul myspace e archiviata sul sito, con la possibilità di scaricarsela e portarsela dietro. La cantina diventava una radiozine, che al posto della scrittura, dell'inchiostro e dell'impaginazione, diffondeva musica, veicolava una cultura, parlava e documentava attraverso un microfono, un mixer, l'aria, la rete.
Nel febbraio del 2009, dopo 103 puntate andate in onda, decine di ore di musica, interviste, concerti e festival seguiti, moltissimi organizzati a Siena, la Cantina ha sospeso le trasmissioni.
Non senza una rabbia enorme.
L'Università di Siena, dimostrando una miopia degna solo di una istituzione capace di dilapidare un patrimonio di anni ed esperienze, ha chiuso Facoltà di Frequenza con il pretesto di un trasloco degli studi della radio. Un trasloco che di fatto è rimasto insabbiato e che crea l'anomalia per cui una radio non c'è, ma continua a trasmettere musica senza più programmi e senza più persone.
Ma lasciamo perdere.
Ci siamo fermati e molte cose sono cambiate nel frattempo.
Sono passati tre anni da quel primo giorno di ottobre, gli Ultra Twist non esistono più,
io mi sono laureato e non vivo più a Siena.
In questi giorni, ma la cosa era nell'aria da un po' di tempo, abbiamo deciso di ricominciare a mandare rock'n'roll e a documentare tutto ciò che si agita dal basso e che viene fuori con concerti, 7 pollici, cd autoprodotti, cassette e quant'altro.
Per il momento la Cantina andrà solo in rete e lo studio della radio sarà composto da un portatile, un microfono, una scheda audio e un giradischi. Le puntate saranno ascoltabili e scaricabili dal myspace e dal sito, dove sarà possibile portare via tutta la vecchia programmazione andata in onda, ma contiamo in breve di ricominciare una nuova avventura in FM.
Intanto è disponibile la puntata del ritorno, la numero 104, ascoltabile direttamente da qui.