mercoledì 3 febbraio 2010

La cantina del rock 111: una serata dai Barbieri








I Barbieri sono una realtà di lungo corso del beat italiano. Nati nel 1987 su idea di Michele Landi, che all'epoca suonava la batteria nei Pikes in Panic e che, venendo da una famiglia di barbieri, voleva essere barbiere anche lui.
Assieme ad alcuni amici, tra cui Sandro Neri ("Il Fiera") e Paolo Ceccarelli danno vita a un complesso beat scanzonato e divertente.
I Barbieri, insomma, il cui inno non può che essere l'esaltazione del dì di festa per antonomasia del barbiere: "W il lunedì" esce nel 1988 e il gruppo comincia a inanellare concerti in giro per l'Italia.
Nel 1990 è la volta di "Se vuoi me", un Mini Lp prodotto dalla Toast Records su vinile trasparente, dove, oltra alla titletrack, spiccano "Un tipo per te" dei Ragazzi dai Capelli Verdi, "L'ora della verità" dei Delfini di Siena e l'autobiografica "Sono nato nella pietra".
Con diversi cambi di formazione, i Barbieri continueranno a suonare e daranno alle stampe un altro Mini Lp per la Toast Records "Mondi Diversi", nel 1994.
Più volte riunitisi negli anni, da un paio d'anni sono ritornati. La formazione di oggi vede Michele Landi alla voce, Sandro Neri alla chitarra solista, Paolo Ceccarelli ai tamburi, Fabrizio Cecchi al basso e Cristiano Amato alla chitarra ritmica. Ovvero i Barbieri Altero, Fiera, Lino, Emore e Morgaro.
Con la cantina del rock ci siamo già occupati dei Barbieri qualche anno fa, in una puntata con intervista incrociata a Moreno degli Avvoltoi e ai Barbieri.
Il 30 gennaio i Barbieri hanno suonato al Mads a Roma nella serata organizzata dal Twiggy Party e con un aggeggio infernale abbiamo catturato il concerto. Un live divertente, con bei suoni e grande partecipazione del pubblico, che trasmettiamo quasi integralmente.
Tra un pezzo e un altro anche alcuni passaggi dell'intervista che facemmo insieme quasi tre anni fa, nella puntata numero 20 della Cantina.


buon ascolto

venerdì 22 gennaio 2010

La cantina del rock 110: Heavy Trash a Roma






Qui sotto invece un articolo a proposito del concerto, scritto per il numero di gennaio di Post.it.
Buon ascolto e buona lettura 


Jon Spencer non è certo quel tipo di individuo che ha bisogno di presentazioni. Si è bevuto in più sorsate una spregiudicata, appassionata, contraddittoria militanza nel rock'n'roll a base di litrate di concerti e di nessun compromesso.
Dagli immensi Pussy Galore alla premiata Blues Exposion, passando per innumerevoli altri capitoli, ha distrutto e ridisegnato, portato un'idea nuova di ciò che poteva essere la musica di fine millennio e oltre.
Ma non è tipo da guardarsi indietro
Nel 2005 incontra il vecchio amico Matt Verta-Ray, un altro che non la manda a dire (Madder Rose, Speedball Baby), con cui condivide l'amore per rockabilly, blues, country e murder ballads.
Dopo un tour con le rispettive bands in cui i due si divertono a jammare nei backstage, parte l'idea di un duo con la voglia di divertirsi a spasso per le sterminate terre di confine del suono americano.
Nello studio casalingo di Matt cominciano a scrivere musica insieme e a registrarla. Di lì a poco nascono gli Heavy Trash e viene pubblicato il primo disco, intitolato semplicemente con il nome del duo. Data l'ottima risposta del pubblico, seguirà due anni più tardi l'album "Going Way Out with the Heavy Trash" e il tour mondiale con i The Sadies come backing band.
Nel 2009 la Fat Possum pubblica "Midnight Soul Serenade", una dozzina scarsa di nuove canzoni per quello che è il terzo album in studio degli Heavy Trash.
Il disco dimostra una sempre maggior intesa tra i due: possiede episodi distinti, ma che, muovendosi nel vasto calderone del roots rock'n'roll, riescono a integrarsi bene e a dare una  ottima impressione di organicità. 
Si parte e si arriva con i fifties più spensierati e sincopati con "Gee, I really love you" e "In my heart", passando per il rithm'n'blues drogato di "Come on" e l'incedere surf di "Pimento". La cover di "Bumble Bee" (LaVern Baker, 1960) diviene una cavalcata polverosa sotto il sole di mezzogiorno, mentre "(Sometimes you got to be) gentle" e  "Bedevilment" transitano dai Sessanta direttamente al giorno d'oggi.
Ci sono ballad inquietanti: "Sweet Little bird", l'oscura "Isolation" con i suoi ammiccamenti d'organo sullo sfondo, ma soprattutto la metanfetaminica strada di fantasmi "The Pill", forse il momento migliore del disco.
Gli Heavy Trash ripartono nuovamente in tour e  giovedì 21 gennaio sono di scena all'Init Club di Via della Stazione Tuscolana. Una data da segnare con la penna rossa per un concerto assolutamente da non perdere.




sabato 16 gennaio 2010

La cantina del rock 109: Avant! Records






La Avant! Records è una etichetta discografica di Bologna, attiva da un paio d'anni sul versante del post-punk, con ammiccamenti al punk lo-fi e talvolta sversamenti nell'elettronica da synth.
Sei le uscite fino ad oggi, con una settima in cantiere e poi tante altre novità che verranno e che vengono fuori durante la puntata.
Un'altra interessante realtà fatta di dischi in vinile, tanti sforzi e sbattimento, tanta voglia di distribuire e di far circolare musica di chiaro stampo D.I.Y. 
Questo il catalogo Avant! fino ad oggi:


AV!006
THE FEELING OF LOVE
Waiting For The Cheerleaders To Get Drunk 7'' 





AV!005
KRYSMOPOMPAS
Gesa 7'' 






AV!004
MOVIE STAR JUNKIES
Junkyears 12'' mini-LP 





AV!003 LOS LLAMARADA Against The Day 7''
AV!002 THE BLACK BUG I Don't Like You 7''
AV!001 HIS ELECTRO BLUE VOICE / NUIT NOIRE split 7''




mercoledì 13 gennaio 2010

Lisboa





Ho scritto questo articolo per una neonata rubrica di viaggi per Post.it. Si trattava di raccontare una città e indicare i modi più economici di andarci, le cose da vedere e le possibilità di passarsela bene. Con Lisboa ho un rapporto particolare: ho vissuto un anno intenso, bello e difficile, in Erasmus tra il 2003 e il 2004. Mi è rimasta nel cuore. Ci sono tornato 5 anni dopo, insieme alla mia Nico, ritrovando un posto in cui è meraviglioso passeggiare, bersi una birra, godersi un tramonto e molte altre cose. Insomma tutto ciò che possiamo definire in due parole Boa Vida.


Esiste una città capace di regalare poesia ad ogni angolo, bambini che inseguono un pallone per strada, allegra confusione nelle piazze, giochi di luce al tramonto tra cielo, fiume e palazzi? E ancora nottate di musica e birra a fiumi, di cibo capoverdiano, mentre l'aria dell'Atlantico la sospende a mezz'aria, come le nubi che arrivano e vanno via a velocità impressionante?
Ci si può sentire a casa tra i vicoli del Bairro Alto o in un bar di Santos, pur non conoscendo il portoghese, ma avendo l'impressione di riuscire a comunicare con gente che giureresti non sia mai uscita dal quartiere?
Lisbona, o meglio Lisboa come va letta e pronunciata, è “una nostalgia addormentata” come scrive Dos Passos, è una città-donna sinuosa e adagiata sulle sue sette colline.
Cantata da poeti, scrittori, musicisti, viaggiatori, è resa unica dalla propria storia: fiorente sotto gli arabi, roccaforte cristiana, centro delle scoperte geografiche, poi decadente capitale di un impero che non c'era più, sublimato in quel termine intraducibile che è saudade e negli struggenti versi del fado.
Di quel passato conserva e allo stesso tempo centrifuga tutte le esperienze in un caotico coacervo architettonico e urbanistico, ben visibile dai numerosi panorami (miradouros) presenti sulle colline su cui si estende.
Questi si presentano quasi sempre con una piazzetta, una chiesa, tavolini di un bar da dove, bevendo birra ghiacciata, godere di viste sempre inedite.
Ci sono diverse città, spesso dai confini incerti corrispondenti ai quartieri, che comunemente chiamiamo Lisbona. A ridosso del Castello di Sao Jeorge, si snodano l'Alfama e la Mouraria, con le tortuose viuzze arabe, le case bianche spesso decorate dagli azulejos, festoni di panni alle finestre, vecchi e bambini per strada, odori di pesce fritto nei patios.




Basta fare poche centinaia di metri, magari a bordo del celebre tram elettrico 28, per essere catapultati nell'800 francese: strade ampie e ordinate, le principali piazze, palazzi maestosi, lunghi boulevards: è la Baixa che, con il quartiere attiguo del Chiado, venne completamente distrutto da un terremoto a metà del 1700 e ricostruito con i criteri architettonici del tempo.
C'è poi una Lisbona portuale a ridosso del fiume, con navi ancorate, infrastrutture e file interminabili di magazzini (docas), ce ne è una moderna fatta di palazzoni e traffico, una manuelina con la torre simbolo della città (Belem) da cui partivano le navi per il nuovo mondo. Ce ne sono molte altre ancora, popolari e ricche, distribuite a macchia di leopardo nel tessuto urbanistico.
C'è soprattutto una città multietnica sospesa tra un'Europa a cui si sente sempre più di appartenere, e una forte presenza tra Brasile ed ex colonie d'Africa: Capo Verde, Angola, Mozambico, Guinea Bissau.
Piena di luci, colori, persone durante il giorno, la notte Lisbona gronda di eventi culturali a cui si aggiungono centinaia di bar e locali di ogni tipologia e dai prezzi molto abbordabili.
Con una sola consapevolezza: a Lisbona la vita è per strada.





COME ARRIVARE
In aereo, con voli diretti da Roma e Milano con Easyjet o con Tap, la compagnia di bandiera portoghese. Con sufficiente anticipo, è possibile prenotare voli molto economici.


DOVE DORMIRE
Ci sono innumerevoli posti dove dormire e per tutte le fasce di prezzo e comfort. Consigliate le pensioncine a conduzione familiare, su cui si può ulteriormente trattare sul prezzo. Una su tutte: “Pensao das Varandas”, Rua dos Bacalhoeiros 8. 20 euro a notte per una stanza matrimoniale.


MANGIARE
Qui c'è l'imbarazzo della scelta. Meglio puntare sulle “tascas”, ristorantini tipici molto economici, arredati in modo improbabile e popolati da personaggi di tutti i tipi. Ce ne sono centinaia nel solo centro della città, dove affidarsi al “Prato di dia”, il menu del giorno con carne o pesce freschi con contorni inclusi nel piatto. Da non perdere il baccalà (bacalhau) fatto nei modi più disparati. Da bere: Porto, Ginginha, vini rossi. Per il resto consigliati i dolci e tutta la pasticceria salata.
Posto consigliato: “Restaurante Palmeira”, Rua do Crucifixo 69, a due passi dalla fermata metro Baixa. 
 



DA VEDERE
Tutta la parte centrale della città è percorribile con i tram o anche a piedi. Partendo da Praça do Comercio, situata nella Baixa a ridosso del fiume, si passeggia fino a Praça do Rossio. Dalla vicina Praça da Figueira, attraverso il dedalo di viuzze della Mouraria, si sale verso il Castello, da cui si domina la città.
Dalla Cattedrale (Sè) si scende in Alfama, il vecchio quartiere arabo, in cui la sera è possibile assistere a concerti di fado. Il martedì e il sabato davanti alla chiesa di Sao Vicente de Fora, tra Alfama e Graça, si tiene la Feira da Ladra, un grande mercato dell'usato.
Un altro percorso interessante è dalla Baixa al Bairro Alto, passando per l'abbazia do Carmo a cui si arriva con l'ascensore ottocentesco di Santa Justa. Da là si scende nell'elegante quartiere del Chiado e attraverso Praça do Camoes, fino al Bairro Alto, chiuso dal bellissimo giardino do Principe Real.
Da non perdere la zona di Belem, con il Monastero dos Jeronimos e la Torre di Belem, alla foce del Tejo.


I DINTORNI
Parlare di dintorni significa parlare dell'Oceano, di spiagge sterminate, di vento e onde. Posti facilmente raggiungibili: Costa da Caparica, Cascais con la vicina Praia do Guincho, paradiso del surf, e il Cabo da Roca, il punto più occidentale dell'Europa continentale.
Da visitare Sintra, a pochi chilometri da Lisbona, e immersa nel verde e nella nebbia, con il Castello dos Mouros e soprattutto il bizzarro Palacio Da Pena. Escursioni da considerare anche a Coimbra, centro universitario, ed Evora, capoluogo dell'Alentejo.


CHE FARE LA SERA
La maggior parte degli eventi culturali in città si trova sull'Agenda Cultural, consultabile anche in rete all'indirizzo www.agendalx.pt.
Per gli amanti del cinema è obbligatoria una visita alla Cinemateca Portuguesa, dove, a prezzi stracciati, è possibile assistere alle proiezioni in sala.
Il più antico locale di musica jazz è l'Hot Club de Portugal. Inaugurato nel 1948, ha visto tutti i grandi del genere .


QUANDO ANDARCI
Il clima è favorevole per tutte le stagioni: a causa della vicinanza dell'Atlantico, le estati non sono mai torride e gli inverni non rigidi. Una occasione può essere il mese di giugno per la festa di Sant'Antonio, dove i quartieri storici della città sono in festa.

domenica 10 gennaio 2010

Puntate recuperate, perdute, interviste impossibili




Nei primi tre anni di vita in Cantina, tra dirette impossibili, telefonate con la linea che cade, ospiti scomparsi e interviste perdute, se ne sono sentite delle belle.
Durante la trasmissione in diretta poteva succedere di tutto: il computer di punto in bianco ti abbandonava semplicemente spegnendosi in piena diretta o mandando un pezzo o una base senza chiedere il permesso; un cd saltava o non partiva. C'erano poi momenti in cui far parlare un ospite al telefono diventava impresa impossibile.

Già dall'inizio cominciarono i guai!
Della prima uscita radiofonica in diretta fu persa la registrazione.
Per fortuna per legge la programmazione di Radio Fdf veniva interamente registrata da Radio Siena e quindi, a qualità neanderthaliana, recuperammo la puntata, che tuttora si può ascoltare tentando di decifrare le parole.
Durante i concerti ci è capitato di fare chiacchierate belle lunghe con gruppi o personaggi e poi scoprire che era andato tutto perduto.
Che ne è stata dell'intervista ai Demon's Claws all'Ulisse Barnum di Firenze di una splendida serata di quasi tre anni fa? Perduta! Chissà se mi ero ricordato di spingere record sul registratore a cassetta...
Per non parlare di quella volta in cui Andy Babuik, il bassista dei Chestefield Kings, completamente di fuori continuava a blaterare frasi sconnesse tra cui spiccavano le parole pace e amore...
Leghton Koizumi, dopo un concerto dei riformati Morlocks, ci raccontò la storia della sua vita. Ma dell'intervista-fiume si sente solo un rumore di nastro rovinato...
Male andò anche con le Motorama e i Cactus. Stesso registratore, stesso problema

E poi ci sono le puntate perdute, grazie alla decomposizione dei computer in radio e a qualche disattenzione di troppo di chi sbobinava i minidisc della puntata, come la bella chiacchierata con Pibio degli ottimi Temponauts di Piacenza.

Ma per fortuna capita ogni tanto di recuperare una puntata che si credeva perduta.
Recentemente è venuta alla luce la puntata numero 84, dedicata al gruppo milanese di area mod dei Four By Art e datata 16 settembre 2008.
Area pirata, magnifica esperienza discografica toscana, aveva da poco stampato un gran bel cd antologico chiamato Four By Art – The early years 1982 – 1986.
Nuove puntate saranno recuperate e rese disponibili presto.



martedì 5 gennaio 2010

Tre dischi per Post.it






Da ottobre del 2009 vivo a Roma e da dicembre collaboro con Post.it un gran bel free press di notizie, cultura e spettacoli distribuito in diecimila copie.
Il giornale, utile guida su concerti e spettacoli, oltre che preziosa fonte di notizie, si trova in edizione cartacea praticamente dappertutto nella Capitale e si può leggere da qui.
Dal numero di gennaio curo una rubrica su tre dischi in uscita, chiamata "La cantina del rock" (un nome forse già sentito). Questi i primi tre dischi della neonata rubrica.






Dalle note di copertina: “Stolen blues” è una raccolta di dodici blues “rubati, storpiati e condivisi”. La musica sferraglia dal blues del Delta fino ai giorni nostri in un'esplosione di chitarre slide, urla selvagge e locomotive a carbone.
I R'n'R Terrorists recuperano la tradizione musicale campagnola, la vivono con spirito punk e riescono nell'impresa di far suonare originale un repertorio sedimentato di tre accordi canonici.
Il disco esce per l'ottima Bubca Records (www.myspace.com/bucarecords).







John Dwyer, già con bands come Pink and Brown e Coachwips, continua il capitolo Thee Oh Sees, nato come gruppo domestico una decina d'anni fa.
Da San Francisco, teatro ancora oggi di una scena underground esagerata, arriva Help: mezz'ora abbondante di gemme che guardano al sixties sound con la prospettiva di chi nel frattempo ha ascoltato e suonato di tutto. Chitarre riverberate e batteria ossessiva senza un solo momento di stanca.
Della In the Red obbligatorio a scatola chiusa l'intero catalogo.







Movie Star Junkies
“The Junk Years. Rarities and farm Recordings 2005 - 2007”
Avant! Records (AV!004)


Tra i gruppi di punta dell'underground italiano, sulla scena da quattro anni e con più di cento concerti in giro per l'Europa e gli Usa.
I MSJ hanno sviluppato nel tempo un loro sound personale in cui riecheggiano su tutti i Birthday Party, ma che non disdegna punte marcate di sperimentazione sonora.
L'album, uscito in vinile per la label bolognese Avant! Records, ripercorre i primi anni della band, con brani sparsi su 7 pollici, compilation e inediti. Ottimo disco.

martedì 29 dicembre 2009

Un anno di viaggi e musica




Si chiude un anno in cui ho percorso migliaia e migliaia di km in tutti i modi possibili e immaginabili: treno, aereo, strade e via discorrendo. Non ultimo con la mente. Voglio riassumerlo attraverso concerti che ho visto in giro e che mi sono rimasti cuciti sulla pelle, senza dilungarmi eccessivamente in descrizioni di un periodo così bello e complesso.
Non seguo un ordine gerarchico, anche perché cambiano parecchio i generi musicali e gli artisti.
Il 2009 me lo voglio ricordare così…



Londra, Royal Festival Hall, 20 giugno
CHARLIE HADEN LIBERATION MUSIC ORCHESTRA

Sono a Londra per la seconda volta in pochi mesi. Prima di partire, spulciando in rete in cerca di eventi e concerti, scopro tra le altre cose un festival spettacolare organizzato da Ornette Coleman. Si tiene a Southbank, alla Royal Festival Hall. Ci sono almeno una decina di concerti a cui mi piacerebbe assistere, ma salta agli occhi un nome: Charlie Haden, per la quarta volta in quarant’anni ha riunito la Liberation Music Orchestra in occasione del festival.
Il concerto va che è una bellezza: una quindicina di musicisti free jazz diretti da Carla Bley, altro mito vivente. La musica, grazie anche all’acustica perfetta, arriva direttamente in profondità senza mediazioni.
Memorabile l’arrivo sul palco di Robert Wyatt con una tromba, a portare il concerto al suo apice: Song for Che, straziante ed emozionante marcia funebre, dedicata da Haden a Che Guevara morto da pochi anni. Siamo nel 1969.
Alla fine del concerto compare anche Ornette sul palco per un lungo abbraccio con Charlie Haden, che ringrazia il pubblico per avere “grandi orecchie per ascoltare la sua musica”.
Sembra di aver vissuto in un sogno per quasi tre ore.
Invece per fortuna è tutto vero…


Arezzo, Piazza Libertà, 1 luglio
PATTI SMITH

E’ l’ultimo mese prima di lasciare Siena, dopo anni intensi vissuti sempre a tutta velocità. Decido di andare al concerto all’ultimo momento insieme a quattro splendide amiche, quattro splendide amanti della sacerdotessa rock.
Accompagnata dal fido Lenny Kaye (che spettacolo sentirlo suonare) e da qualche membro della famiglia, Patti viaggia su sonorità acustiche, ripercorrendo a scossoni e salti trent’anni e passa di carriera.
Non c’è mai un momento per tirare il fiato e il finale è con “Gloria”, il pubblico in piedi fin sotto al palco e un concerto che non mi sarei mai aspettato così vibrante.
Serata meravigliosa, una delle ultime nell’amata Toscana.


Madrid, Sala Sol. 3 luglio
THE GORIES + OBLIVIANS

Sono passati solo due giorni e sono a Madrid, per suonare con i miei Ultra Twist il giorno successivo dagli amici del bar La Buena, a Malasaña. La sera del venerdì andiamo tutti insieme a vedere le due band riformate e in tour insieme. La Sala Sol è spettacolare, un vecchio salone da ballo d’altri tempi, convertito al rock’n’roll, con il palco ad angolo su una scalinata di tre gradini. Cominciano gli Oblivians e sai già che è una di quelle serate in cui il sudore ti esploderà addosso. Il loro set è una bella mazzata, l’atmosfera si scalda parecchio. Ma sono i Gories a far decollare per un’ora la gente subito sotto al palco, che più che pogare fluttua nell’aria stringendosi, ballando e sudando parecchio.
Che concerto!
E che città!
Ho suonato il giorno dopo, per la terza volta in meno di un anno, e viaggiato in lungo e in largo per una settimana in compagnia della mia Nico, salutando e riabbracciando di volta in volta vecchi amici. Una bella quantità di posti dove andare per concerti e tantissima bella musica. E mi dicono che negli ultimi anni, la situazione si sia un bel po’ affievolita. Difficile da crederci.


San Francisco, Rickshaw club, 29 agosto
DIRTBOMBS + TY SEGALL

A fine agosto, dopo aver attraversato due volte gli Stati Uniti in furgone e aver suonato quasi tutte le sere, arriviamo a San Francisco, tornando così nella città da cui eravamo partiti un mese prima. Mi sento leggero, dopo sedicimila km di paesaggi, persone, concerti e tantissime nuove esperienze.
La penultima notte d’America andiamo a vedere i Dirtbombs di Mick Collins, visto coi Gories a luglio, e viviamo un altro concerto sotto il palco in mezzo alla gente e con tonnellate di watt sporchi e cattivi rovesciati addosso dagli amplificatori e dai colpi mortali delle due batterie. Prima l’ottimo Ty Segall, che spero di strada ne faccia veramente tanta.
Quanto a me, termina un viaggio poetico e disperato, di quelli che ti danno una energia enorme per i mesi a venire.
E infatti sono ancora in botta


Lisbona, Centro Cultural de Belem, 1 novembre
STEVE REICH

Ritorno a Lisboa dopo cinque anni. Siamo a fine ottobre e nulla sembra essere cambiato, rispetto a quando ci ho vissuto. O quasi. La città se la dorme sulle sue colline dispensando poesie. Ne ripercorro le strade, come se mancassi da una settimana, mi arrampico per i suoi quartieri, come se un po’ mi appartenessero.
E forse è anche così.
Con Nico passeggiamo per kilometri sulla spiaggia di Costa da Caparica in un pomeriggio di sole caldo e ci tuffiamo tra l’odore di sardinhas arrosto dei vicoli e il vociare della gente. La sera del primo novembre andiamo a vedere Steve Reich che, da padrone assoluto del suono concreto e minimale, parte dalla celeberrima Clapping Music e se ne va a zonzo per alcune delle sue opere più significative, regalando a chi si trova al centro culturale emozioni senza sosta.


ALTRI CONCERTI

Ce ne sarebbero un sacco ancora da annotare qui.
Ma voglio ricordare i concerti organizzati a Siena con il mio amico Lev e tutta la combriccola di Villa Serena. Su tutti il Primo Maggio in campagna a Quercegrossa con nove gruppi a suonare dal pomeriggio a notte inoltrata, i concerti di Movie Star Junkies e Feeling of Love nella cantina dei Propositivi dietro Piazza del Campo, il concerto dei B-Back nella contrada dell’Onda, i Female Troubles, i Capputtini i’Lignu alla Facoltà di Lettere, i Thee Verduns. Tutte giornate, passate a caricare strumenti e amplificatori, cucinare, vivere e suonare.
E i Fleshtones al Sonar a Colle Val d'Elsa!

E poi il tour per l’Europa, quando abbiamo vagato in Ungheria per tre giorni, senza arrivare mai a Belgrado né a Zagabria. Pazienza!
E, come sempre si concludono questi excursus, speriamo di fare meglio per l’anno che viene!

lunedì 21 dicembre 2009

La cantina del rock 108: Mississippi Delta Blues



Su queste pagine abbiamo già parlato di blues e senz'altro accadrà ancora.
Non se ne può fare a meno.
In compagnia del mio amico Massimino ci siamo fatti un'ora scarsa risalendo il Mississippi con tanta musica bella sporca nei testi, nella musica, nelle registrazioni.
Abbiamo cercato di raccontare la vicenda e i protagonisti, dovendo ahimè fare una selezione spietata per ragioni di tempo di quella che è la musica del diavolo, che pare proprio in persona abbia avuto a che fare con il signor Robert Johnson.
Da Big Bill Broonzy, ai vari cantori ciechi e vagabondi per le strade d'America (Willie Johnson, Willie McTell), alla Cocaine che trasuda feeling di Jay Abner, passando per la spledida voce femminile di Elizabeth Cotten, la slide guitar di Mississippi Fred McDowell, fino a San Francisco (Bay Blues) di Jesse Fuller.
Mississippi John Hurt canta di Stack O'Lee, il primo gangster nero e Charlie Patton i suoi blues ubriachi.  
La puntata si conclude con "The house of the rising sun", il bordello di New Orleans cantato da Leadbelly.

venerdì 11 dicembre 2009

La cantina del rock 107: R'n'R Terrorists







Recuperare lo spirito del blues, andando a fondo della tradizione musicale. Appropriarsi di un repertorio collettivo, personalizzandolo e utilizzandolo di volta in volta come fonte di espressione che, partendo da quei tre accordi, riesce ad essere sempre nuova.
La musica dei R'n'R Terrorists non sente compromessi: parte dalle radici campagnole del suono, vissute con attitudine punk, e se ne va a spasso per la sua strada, prendendo di volta in volta ciò che le serve per continuare il viaggio. O, per meglio dire, rubando.
"Stolen blues" è una raccolta di dodici blues "rubati, storpiati e condivisi", come si legge sulle note di copertina. Niente di più vero. Nessuna pretesa di originalità, nessuna ricostruzione filologica.
Unicamente la voglia di suonare, esprimere in una esplosione di chitarre slide, voci, urla, armonica e percussioni un qualcosa di personale che appartiene un pò a tutti.
Tantevvero che il gruppo, per le canzoni del disco, cita esplicitamente le fonti di ispirazione da cui ha attinto di volta in volta. Ma non sognatevi neanche un secondo di ascoltare un pezzo che già conoscete, perché il tutto è sempre rimescolato e, proprio come i blues della tradizione, rivive in una propria luce e in un contesto del tutto personale.
Si parte con "Dose of Power", un blues da vecchia locomotiva di quelli che ti sporcano la faccia di carbone e di cui non si capisce bene chi possa essere l'autore. Meglio così. Le sensazioni sono subito buone. Il suono, grazie soprattutto a una registrazione fatta in casa come le cose migliori, è materia bollente e basterebbe da solo a farci arrivare alla fine del disco.
Se il viaggio è senza tempo, si può raccogliere un pò dappertutto. E infatti le fonti di ispirazione non sono ricollegabili a un periodo solo.
Si passa dalle parti del Delta, con una sferragliante "You Gotta Move" (Fred McDowell), un'eterna, quanto difficile da riconoscere, "Stack'o Lee" (Mississippi John Hurt), e il Robert Johnson di "Preaching blues".
Si salta fino quasi ai giorni nostri con "Devil in the flesh" e "Bottom of the sea" della coppia Billy Childish - Dan Melchior, "Hammer me down" (Soledad Brothers) e i DM Bob and The Deficits (Two headed woman), lasciandosi per strada anche blues senza un autore (What will I do) per arrivare senza problemi a una versione indemoniata di "Free Speech for the dumb" addirittura dei Discharge (!). E c'è anche il tempo per un caffè (Coffee), messo su dai R'n'R Terrorists in una pausa delle registrazioni.
Il disco esce per l'encomiabile "Bubca Records", in edizione limitata di 200 copie numerate."Stolen blues" si può richiedere direttamente all'indirizzo dell'etichetta. Se siete interessati a organizzare concerti scrivete direttamente al gruppo a questo indirizzo.


giovedì 3 dicembre 2009

La cantina del rock 106: Road to Ruins Festival





Torna l'appuntamento con il "Road to Ruins festival", punto di riferimento per gli amanti del punk e di tutta quella musica ispirata all'attitudine do-it-yourself.
Il festival giunge alla sua nona edizione e porta nella Capitale nomi importanti della scena internazionale e italiana. A fronte di problemi logistici che hanno funestato l'organizzazione, saranno tredici le bands a far impennare la fredda temperatura del dicembre capitolino, con cinque serate tra chitarre distorte, ritmi incalzanti e vibrante rock'n'roll.
Si comincia martedì 8 dicembre all'Init con il ritorno sulle scene dei Germs, band di culto formatasi a Los Angeles nel 1977 con Darby Crash (voce), Pat Smear (chitarra), Lorna Doom (basso), e Don Bolles (batteria).
Tre anni di attività, una manciata di singoli e un solo disco in studio, una pietra miliare chiamata "GI" (Slash Records), ma un impatto dirompente sulla musica a venire. La band ha infatti il merito di aver trapiantato e sviluppato in modo nuovo e seminale i "germi" del punk inglese nel variegato filone dell'hardcore californiano.
Sono passati quasi trent'anni, Shane West è alla voce al posto del compianto Crash, morto di overdose nel dicembre 1980, e i Germs tornano dal vivo con una serata che si preannuncia ad alto tasso adrenalinico.
Il concerto sarà preceduto dalla proiezione del film biografico sulla band "What we do is secret", del regista Rodger Grossmann, con lo stesso West nel ruolo di Darby Crash.
Giovedì 10 al Mads in scena il "Road to Ruins r'n'r party" con gli americani di Seattle The Cute Leepers in veste di headliners. Capitanati da Steve E. Nix, già con The Briefs, affondano il proprio sound nel power pop, nel mod revival di fine '70 e nel punk rock.
Accanto al classico organico chitarra-basso-batteria, la band sfodera coriste in formazione fissa e non disdegna di inserire fiati negli arrangiamenti. A completare il cartellone i punk rockers abruzzesi One Trax Minds e i veterani romani Kill Time per una serata tutta da ballare.
Il giorno successivo il festival si sposta alla Locanda Atlantide con gli inglesi The Caravans, trio rockabilly di vecchia data e con una solida base nel punk inglese, e gli italiani The Rockin Bandits. Serata poi tutta da ballare con dj set e spettacoli.
Sabato 12 serata conclusiva del festival al Jailbreak di via Tiburtina con una vera e propria maratona musicale. A causa dei sopravvenuti problemi logistici saranno infatti ben sette le bands a dividersi lo stage.
Il pezzo forte della serata saranno i Superyob, combo inglese proveniente dalla south east londinese. In attività da quindici anni, il quartetto - Frankie Flame voce e piano, Dave Haystacks alle chitarre, Chipshop John al basso, Ace alla batteria - si muove tra mod e punk, con l'aggiunta di influenze oi! e glam. Per questa unica data italiana i Superyob presentano l'ultimo lavoro in studio "Quality Street".
Sul palco in successione: gli svedesi Double Knock Out dediti al punk rock da strada, le skin bands Pinta Facile da Roma e Roll Call dalla Sardegna, L'hardcore al fulmicotone dei Grand Theft Age, la Oi! band Automatica Aggregazione e i giovanissimi Feccia Hardcore.


Non mancate!


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